ALBRECHT DÜRER. CAVALIERI, SANTI, MITO

1 luglio - 22 agosto 2021

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Il suonatore di Cornamusa

Albrecht Dürer
Il Suonatore di Cornamusa
1514
Incisione a bulino, mm 115 x 73 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Lo stesso soggetto è in un disegno a penna con monogramma, anch’esso datato al 1514, che per molto tempo è stato citato come il riferimento preparatorio per questa incisione. La fortuna nell’arte italiana del soggetto ha l’illustre citazione del Giambologna nel Suonatore di cornamusa seduto del Bargello a Firenze.


Cristo davanti a Caifa

Albrecht Dürer
Cristo davanti a Caifa
1512
Incisione a bulino, mm 116 x 73 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Fa parte della serie di stampe cosiddette della Piccola Passione, fra le più apprezzate di Dürer. Il piccolo bulino datato 1512 rappresenta la scena di Cristo condotto di fronte al sommo sacerdote Caifa, il quale si strappa le vesti dalla rabbia poiché non ha l’autorità per condannarlo. La medesima  composizione del soggetto si individua nel Breviarum Romanum, stampato da Giovanni Varisco a Venezia nel 1577, a riprova del successo che le incisioni düreriane hanno fra i tipografi veneziani fino al principio del Seicento.


La Resurrezione 

Albrecht Dürer
La Resurrezione
1512
Incisione a bulino, mm 117 x 74 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Fa parte della serie di stampe cosiddette della Piccola Passione, fra le più apprezzate di Dürer. Evidente nella figura del Cristo lo studio anatomico sviluppato attraverso lo studio della figura di Apollo, come ha modo di dire lo stesso autore nel suo incompiuto Lehrbuch der malerei «nello stesso modo in cui loro hanno rapportato la più bella forma di un uomo al loro dio Apollo, così noi vogliamo attribuire la stessa misura a Cristo nostro Signore, che è il più bello degli uomini». 


Sant’Eustachio   

Albrecht Dürer
Sant'Eustachio
1501
Incisione a bulino, mm 356 x 254 (lastra) 
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

È il bulino di più grandi dimensioni fra quelli incisi da Dürer. Rappresenta sant’Eustachio, generale romano sotto Traiano al quale apparve un cervo fra le cui corna si trovava l’immagine del Crocifisso. Per molto tempo la critica la considerava opera ispirata a soggetti di Pisanello, ma non c’è alcuna prova che fossero conosciuti da Dürer. Invece moltissime sono le citazioni in autori italiani contemporanei e successivi, come nella Circe del Dosso Dossi, come nell’Adorazione dei Magi di un giovane Correggio ora Brera, e ancora i successivi Parmigianino, Carracci, fino al cane dipinto dal seicentesco Dandini nella pala dell’Assunzione della Vergine e i Santi Jacopo e Rocco per la chiesa della Santissima Annunziata a Firenze. A riprova dell’importanza dell’opera si riporta l’attento elogio vasariano «un Santo Eustachio inginocchiato dinanzi al cervio che ha il Crucifisso fra le corna, la quale carta è mirabile, e massimamente per la bellezza d’alcuni cani in varie attitudini, che non possono essere più belli».


L’Ercole   

Albrecht Dürer
L'Ercole
1498
Incisione a bulino, mm 323 x 224 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Nonostante Dürer chiamasse questo lavoro Der Hercules, fra XVIII e XIX secolo hanno prevalso le interpretazioni allegoriche. È largamente accettato invece che si tratti di una scena derivata dai Memoriabilia  di Senofonte, in cui Ercole sceglie la strada della Virtù (la donna in piedi), che le si affianca nella lotta al vizio. Questa è una delle incisioni a bulino di Dürer che più si rifanno alla sua conoscenza con l’arte italiana, dimostrando quel mutamento tecnico e spirituale che si palesa attorno al 1498, data in cui si può collocare questo lavoro. La maggiore fonte d’ispirazione è noto sia stata un’antica incisione ferrarese con la morte di Orfeo, mentre la figura di Ercole è una copia da un perduto foglio di Antonio Pollaiulo. Ancora il gruppo del satiro e della donna accovacciati è un colto tributo al Combattimento degli dei marini di Andrea Mantegna. 


Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo

Albrecht Dürer
Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo
1513
Incisione a bulino, mm 246 x 188 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Dürer per la realizzazione di questo bulino si fa ispirare dall’Enchiridion militis cristiani di Erasmo da Rotterdam, edito la prima volta ad Anversa nel 1503. È un Meisterstiche, cioè un lavoro magistrale, inciso nel 1513. Il confronto fra questa opera ed un disegno precedente fa apprezzare la maturazione negli studi sull’anatomia del cavallo, debitori di quelli leonardeschi. L’elogio vasariano nelle Vite è il suggello del successo del foglio «assottigliando Alberto […] l’ingegno, mandasse fuori alcune carte stampate tanto eccellenti che non si può far meglio; nelle quali volendo mostrare quanto sapeva, fece un uomo armato a cavallo per la Fortezza umana, tanto ben finito che vi si vede il lustrare dell’arme e del pelo d’un cavallo nero: il che fare è difficile in disegno; aveva questo uomo la Morte vicina , il tempo in mano, et il Diavolo dietro; èvvi similmente un can peloso, fatto con le più difficili sottigliezze che si possino fare nell’intaglio».  


Le quattro donne nude    

Albrecht Dürer
Le quattro donne nude
1497
Incisione a bulino, mm 189 x 132 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Opera dal soggetto misterioso, che sembra rifarsi a certe favole sulle streghe diffuse nell’area germanofona fra medioevo ed età moderna, è il primo bulino datato di Dürer. Se le lettere «O. G. H.» non ci danno molte indicazioni sulla natura del soggetto, eloquente è invece lo studio della figura femminile, nelle sue specificità, nei suoi atti e da più punti di vista, che rimane una costante del lavoro del maestro tedesco per tutta la sua vita. Riferimento importante come archetipo rimane l’ispirazione di un disegno a penna dello stesso Dürer del 1496, il cosiddetto Frauenbad. Questa opera, benché non menzionata da Vasari, ebbe largo successo e fortuna nell’arte italiana, la cui citazione più colta viene realizzata da Pontormo nella Visitazione di Carmignano (c. 1528).


Il mostro marino

Albrecht Dürer
Il mostro marino
c. 1498
Incisione a bulino, mm 254 x 189 (lastra)
Siglata in basso al centro. Foglio con filigrana

Dürer chiama questo foglio Das Meerwunder, il mostro marino. La critica si è appassionata in passato nel cercare all’interno della composizione una rappresentazione mitologica, non pienamente giustificabile, nemmeno come il Ratto di Aimone. L’incisione, realizzata attorno al 1498, ha vaghe citazioni da opere di Mantegna e di Peregrino da Cesena, risentendo delle influenze del primo viaggio in Italia di Dürer. La fortuna di alcune singole parti di questo lavoro si trova in molte opere pittoriche e incise italiane. Si cita anche Vasari nell’edizione giuntina: «et in un rame maggiore intagliò una ninfa portata via da un mostro marino, mentre alcun’altre Ninfe si bagnano».


Adamo ed Eva

Albrecht Dürer
Adamo ed Eva
1504
Incisione a bulino, mm 252 x 195 (lastra)
Firmata e datata in alto a sinistra: << ALBERTUS | DURER | NORICUS | FACIEBAT | 1504 >>

In questa opera sono evidenti gli interessi di Dürer per i canoni vitruviani sulla proporzione della natura umana, posteriori all’incontro con Jacopo de’ Barbari a Norimberga nel biennio 1501-02. Si sono conservati numerosi studi autografi per questa rappresentazione, a riprova della particolare attenzione che l’autore ha rivolto a questo particolare foglio. L’Adamo ed Eva di Dürer ebbe un largo successo, come testimoniato dalle numerose singole parti della composizione che sono state riprese in incisioni italiane del XVI secolo, come in molte opere di pittura e scultura, ad esempio nella Circe di Dosso Dossi (ora alla National Gallery di Washington), oppure nella terracotta invetriata di Giovanni della Robbia raffigurante la tentazione di Adamo della Walters Art Gallery di Baltimora.


Sansone che uccide il leone

Albrecht Dürer
Sansone che uccide il leone
1497-98
Xilografia, mm 380 x 278 (blocco)
Siglato in basso al centro

Questa xilografia, il cui blocco intagliato è conservato al Metropolitan Museum di New York, rappresenta la scena biblica dell’Antico Testamento, quando Sansone nella vigna di Timna incontra un leone ruggente «lo Spirito del Signore lo investì e, senza niente in mano, squarciò il leone come si squarcia un capretto. Ma di ciò che aveva fatto non disse nulla al padre né alla madre»  (Giudici 14, 5-6). Databile al 1497-98, per le molte affinità con i fogli dell’Apocalisse, è stata avanzata la convincente ipotesi che la testa di Sansone possa essere la citazione del Cristo portacroce di Leonardo Da Vinci, disegno conservato a Venezia e forse presente in quella città anche all’epoca del primo viaggio di Dürer.


La tortura di San Giovanni   

Albrecht Dürer
La tortura di San Giovanni
1511
Xilografia, mm 391 x 280 (blocco)
Siglata in basso al centro. Foglio con filigrana

La xilografia rappresenta un passo della Leggenda Aurea. Giovanni viene perseguitato e portato a Roma in catene al tempo dell’Imperatore Domiziano, lì venne gettato dentro un calderone di olio bollente dal quale ne uscì miracolosamente indenne. Questo foglio serve da prologo figurato all’Apocalisse di Dürer del 1511, difatti è proprio dopo questo episodio che Giovanni si ritira nell’isola di Patmos dove attese alla stesura dell’Apocalisse.


I quattro cavalieri

Albrecht Dürer
I quattro cavalieri
1511
Xilografia, mm 392 x 279 (blocco) 
Siglata in basso al centro. Foglio con filigrana

Giorgio Vasari e Cristofano Gherardi citano questo foglio nelle pitture del refettorio di San Michele in Bosco a Bologna, mentre la testimonianza di quest’opera di Dürer risiede nei particolari del Bacco e Arianna di Tiziano (1522-1523). La xilografia fa parte del libro dell’Apocalisse del 1511 e rappresenta il passo dell’omonimo libro «Sono aperti dall’Agnello i primi quattro sigilli, ed ecco che escono, uno per volta, quattro cavalli - bianco, rosso fuoco, nero e verdastro – con i loro quattro cavalieri, cui fu dato potere per sterminare la quarta parte della terra con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere» (Apocalisse 6 1-8).   


Il piccolo cavallo

Albrecht Dürer
Il piccolo cavallo
1505
Incisione a bulino, mm 162 x 107 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

L’opera va messa in relazione con l’altra dal medesimo soggetto, chiamata Grande Cavallo. Anche Vasari si riferisce ai due fogli assieme «et appresso [il 1503], in molte altre carte, cavalli, a due cavalli per carta, ritratti dal naturale e bellissimi.» Essi rappresentano, come altri disegni, gli interessi teorico-dimostrativi di Dürer, evidenziati da una “significativa ispirazione in precedenti disegni di Leonardo”.


Il grande cavallo

Albrecht Dürer
Il grande cavallo
1505
Incisione a bulino, mm 166 x 116 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

L’opera va messa in relazione con l’altra dal medesimo soggetto, chiamata Piccolo cavallo, in cui risultano evidenti gli studi di Dürer sulla proporzione del nobile animale, anche desunti dai lavori di Leonardo Da Vinci sul medesimo soggetto. Di questo bulino è nota e dibattuta la citazione nella Conversione di San Paolo del Caravaggio, mentre meno celebri sono i riferimenti in Correggio nell’Adorazione ora a Brera e nello stesso soggetto di Jacopo Bassano alla National Gallery of Scotland.


Il portabandiera

Albrecht Dürer
Il portabandiera
c. 1501
Incisione a bulino, mm 115 x 70 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Questo soldato porta la bandiera con le insegne borgognone dell’ordine del Toson d’Oro e il foglio è databile attorno al 1501, quando maggiori si fanno gli interessi di Dürer verso gli studi sulla proporzione. La figura è rappresentata nel classico schema del contrappunto, dove la postura del torso bilancia quella delle gambe, tanto da essere avvicinata da molti alle illustrazioni del marmo antico chiamato Apollo del Belvedere, statua ritrovata nel porto di Anzio alla fine del XV secolo.


La dama a cavallo e il lanzichenecco

Albrecht Dürer
La dama a cavallo e il lanzichenecco
1497
Incisione a bulino, mm 106 x 76 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

L’opera a bulino è fugacemente descritta da Vasari: «fece una femmina alla fiamminga a cavallo, con uno staffieri a piedi» ed è databile attorno al 1497. L’aggiunta di un minuzioso paesaggio sullo sfondo la differenzia fra le altre scene di genere giovanili di Dürer.


La coppia di innamorati e la morte

Albrecht Dürer
La coppia di innamorati e la morte
c. 1498
Incisione a bulino, mm 196 x 121 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Databile a circa il 1498, è la raffigurazione di uno dei temi preferiti dal giovane Dürer. L’amore e la morte, quest’ultima raffigurata dietro un nodoso albero düreriano con la clessidra in mano. Disegni di quegli anni conservati ad Oxford e Francoforte vengono considerati le idee e gli studi per questa scena che, a prima vista di genere, nasconde il monito del tempo che passa inesorabile.


Il sole della giustizia

Albrecht Dürer
Il sole della Giustizia
c.  1499
Incisione a bulino, mm 106 x 76 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

La raffigurazione è un esempio di come l’opera di Dürer spesso si serva di una fonte letteraria per le sue realizzazioni, indizio evidente di una profonda cultura umanistica. Così Panofsky descrive questa attitudine «poteva caricare di un contenuto così intenso una figura singolare, ma relativamente insignificante, e, per contro, calare in una forma visibile un’idea così grandiosa, ma astratta». La figura in questo caso è un Sol Iustitiae, identificato in un passo del Repertorium morale di Petrus Berchorius, la cui prima edizione venne stampata a Colonia nel 1477.


San Giorgio in piedi

Albrecht Dürer
San Giorgio in piedi
1502-03
Incisione a bulino, mm 112 x 71 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Questa incisione a bulino di Dürer con il San Giorgio in piedi trionfante sul drago è giustamente avvicinata ad una tavola con il medesimo soggetto di Andrea Mantegna, realizzato attorno al 1460 e conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. 


San Giorgio a cavallo

Albrecht Dürer
San Giorgio a cavallo
1505-08
Incisione a bulino, mm 106 x 84 (lastra)
Ouvre de Albert Durer. Paris, Amand Durand, c. 1870. Imprimé en taille-douce

Bulino che si data successivamente al San Giorgio in piedi, iniziato nel 1505 e completato al ritorno dal suo secondo viaggio in Italia nel 1508. Avvicinabile è il Sant’Eustachio dello stesso autore, ma risulta evidente la vicinanza con gli altri due lavori, rispettivamente Il piccolo cavallo e Il grande cavallo