La Battaglia Di Anghiari - Museo della Battaglia e di Anghiari

    

 

Leonardo e la Battaglia di Anghiari

Leonardo da Vinci lavora dal 1503 al 1506 alla Battaglia di Anghiari.  Dopo aver elaborato per oltre un anno il cartone preparatorio nello studio per lui allestito nella Sala del Papa presso il Convento di Santa Maria Novella, iniziò il lavoro nella Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Vecchio. Qui realizzò solo la parte centrale di quella che doveva essere una grande pittura murale, dipingendo la cosiddetta Disputa per lo Stendardo. Per la sua opera, Leonardo, rifacendosi presumibilmente all’Historia Naturalis di Plinio il Vecchio, aveva utilizzato una tecnica a olio simile alla pittura ad encausto. Tale sistema, pur avendo dato buoni risultati alla prova su un piccolo dipinto, si rivelò molto instabile sulla grande parete. Accesi grandi fuochi davanti al dipinto per asciugare i colori, come suggerito da Plinio, la pittura si danneggiò irrimediabilmente. In seguito a questo disastroso esito tecnico, tra il 1505 e il 1506, Leonardo sospese i lavori e partì alla volta di Milano. Nel 1563 il capolavoro incompiuto di Leonardo fu nascosto dagli affreschi di Giorgio Vasari nell’ambito delle modifiche strutturali e iconografiche di Palazzo Vecchio commissionate dal duca Cosimo I de’ Medici. Inoltre i lavori trasformarono anche la Sala del Gran Consiglio nell’ambiente oggi noto come Salone dei Cinquecento.

Disegni preparatori per la Battaglia di Anghiari

Sebbene oggi il capolavoro leonardesco, purtroppo, non sia sopravvissuto, tuttavia ne rimangono i disegni preparatori che lo stesso Leonardo aveva realizzato per il cartone del dipinto (o della pittura murale). In questi due disegni preparatori, conservati oggi a Budapest, traspare la consapevolezza dell’universalità di certi istinti primordiali: il volto dell’uomo, devastato dalla ferocia, subisce una terribile, brutale metamorfosi finalizzata ad esprimere l’essenza della guerra, definita dallo stesso Leonardo “pazzia bestialissima”. Il primo disegno corrisponde alla figura di un guerriero che si trova nella parte destra della scena: potrebbe trattarsi di Pier Giampaolo Orsini, il giovane condottiero fiorentino. Al contrario invece il guerriero che urla, con la testa di tre quarti, del secondo disegno è abitualmente identificato con Niccolò Piccinino, il condottiero alla testa delle truppe milanesi. 


Il Museo della Battaglia e di Anghiari è l’unico Centro di Documentazione sull'opera. È aperto al pubblico per la consultazione e l'approfondimento di tutti i disegni e le opere dedicate alla Battaglia di Leonardo, con la possibilità di osservarne i dettagli e compiere misurazioni grazie alla realtà aumentata e alle schede digitali.

Fino al 3 MAGGIO 2020 il museo ha ospitato un'importante mostra leonardesca, LEONARDO DA VINCI AD ANGHIARI


 

La Disputa per lo Stendardo e una breve sinossi sulle versioni non autografe

L’unica parte della Battaglia di Anghiari di cui si è conservata la memoria è la cosiddetta Disputa per lo Stendardo, cioè il gruppo comprendente quattro cavalieri che si contendono il vessillo, due fanti in lotta e un terzo guerriero a terra, tra le zampe dei cavalli. La conoscenza di questo episodio si basa su alcuni testi descrittivi dell’epoca e su un discreto numero di copie (o versioni), alcune di esse cinquecentesche.
La versione generalmente attribuita a Pieter Paul Rubens (Siegen 1577 – Anversa 1640), conservata al Louvre, mostra sia un’elevata qualità artistica che una soddisfacente quantità di dettagli; molti studiosi infatti la considerano come sintesi delle antiche copie e delle descrizioni testuali. Grande successo di questa versione è testimoniato dal lavoro a bulino di Gérard Edelinck (Anversa 1640 – Parigi 1707), incisore di corte di Luigi XIV, che ne realizza la stampa in controparte, oggi molto rara, ed esposta al pubblico nel Museo della Battaglia e di Anghiari.  Tra le repliche più vicine cronologicamente all’originale leonardesco vi è un dipinto a olio su tavola esposto nella Sala di Ester del Museo di Palazzo Vecchio. Di autore ignoto, offre una versione selettiva della celebre scena, omettendo di riprodurre il terzo fante caduto a terra e lasciando senza colore alcune parti. Quest’ultimo particolare l’avvicina ad un’altra celebre versione, conosciuta come Tavola Doria, recentemente attribuita a Francesco Morandini (Poppi 1544 - Firenze 1597). Altra versione policroma della celebre composizione leonardesca è quella conservata presso il Museo Horne di Firenze, che presenta dettagli compositivi difformi da, ad esempio, un disegno cinquecentesco proveniente da Casa Rucellai a Firenze, oggi in collezione privata. 

 

Palazzo Vecchio in Firenze e la Battaglia di Anghiari.

La committenza

La notorietà della Battaglia di Anghiari è strettamente legata al nome di Leonardo da Vinci che nel 1503 ricevette l’incarico, da parte del Gonfaloniere della Repubblica Fiorentina, Piero Soderini, di rievocare pittoricamente il celebre episodio nella Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Vecchio a Firenze, mentre Michelangelo Buonarroti avrebbe dovuto rappresentare, nello stesso salone, la Battaglia di Cascina che aveva visto, nel 1364, i fiorentini opporsi vittoriosamente ai pisani. Michelangelo realizzò il cartone, ma neppure cominciò a dipingere sulla parete. Nel clima fervido della Repubblica Fiorentina, istituita nel 1494, la decorazione del luogo di maggiore rappresentanza della città necessitava di episodi significativi mitizzati da artisti autorevoli. Il Soderini aveva così dato luogo ad una sfida che avrebbe fatto parlare a lungo il mondo intero, tanto che Benvenuto Cellini nel 1574 definì i cartoni delle opere incompiute dei due artisti “la scuola del mondo”.

Il dipinto scomparso

Delle tante opere scomparse nel corso del tempo, la Battaglia di Anghiari, tra leggenda e verità, ha generato, vuoi per l’autorità del suo artefice, vuoi per la dinamica degli eventi, una vicenda a dir poco seducente. Nel 1968 gli studiosi Alessandro Parronchi e Carlo Pedretti richiamarono l’attenzione sulla possibilità che, sotto gli affreschi vasariani, si conservasse ancora una traccia della pittura di Leonardo. Nel 1976 l’Ing. Maurizio Seracini fu tra gli specialisti incaricati di svolgere una campagna di indagini diagnostiche nel Salone dei Cinquecento, con la collaborazione di Carlo Pedretti. Nella parete est, su di una bandiera che compare nella scena raffigurante la Battaglia di Marciano in Val di Chiana, fu individuata una iscrizione “CERCA TROVA”, che potrebbe alludere, in chiave denigratoria e ammonitoria, al motto dei fuoriusciti repubblicani, ma che taluni interpretano come una sorta di indizio lasciato da Vasari ai posteri. Dopo una battuta d’arresto, nel 2005, nell’ambito di un convegno indetto in occasione del cinquecentenario del 6 Giugno 1505, giorno in cui Leonardo iniziò la sua pittura in Palazzo Vecchio, Seracini annunciò la scoperta, nel lato est del Salone dei Cinquecento, di una intercapedine tra la parete originaria in pietra e la soprastante muratura in mattoni affrescata da Giorgio Vasari e aiuti. Nel 2012 è stato ancora Maurizio Seracini a riprendere la ricerca del “Leonardo scomparso”, con una nuova campagna di indagini, il cui risultato è stato il recupero, all’interno dell’intercapedine, di frammenti di colore che potrebbero risalire al tempo di Leonardo.